Che pesci prendere? Showroom e scelte aziendali

“Qualsiasi, purché si peschi qualcosa!”. Questa la risposta di due rivenditori – in Veneto e in Puglia

Li abbiamo incontrati in queste settimane per discutere di un progetto di management da realizzare nelle loro aziende.

Il sorriso ti viene istintivamente, ma poi ci rifletti e pensi che questo periodo è il momento più delicato per fare delle scelte e soprattutto che queste dipendono da una variabile critica: la qualità delle informazioni a disposizione.

Le difficoltà di mercato sono così oggettive, esterne e generali che dipendono da condizioni assolutamente al di fuori di qualsiasi forma di influenza da parte di qualsivoglia azienda, per quanto grande essa possa essere.

Il contrario di oggettivo, esterno e generale è, nell’ordine, soggettivo, interno e specifico.

Allora, cambiando il punto di vista, diventa importante farsi 4 domande

  1. Cosa devo migliorare all’interno della mia azienda per affrontare meglio ciò che all’esterno non posso cambiare
  2. Come posso preparare la mia azienda per cogliere tempestivamente le opportunità che si presenteranno? 
  3. Quali segnali sono importanti per capire quali scenari si presenteranno?
  4. Posto che “non si possa crescere da soli”, quali collaborazioni possono rappresentare per la mia azienda delle autentiche risorse accessibili a costi minimi?

Quattro domande che lanciano nuove prospettive e che possono liberare nuove energie e forse dare nuove visioni per affrontare questo periodo difficile.

Dalla rete alla lenza

Ritornando alla metafora dei pesci abbiamo: 1) lo scenario esterno è il mare; 2) il proprio mercato è il tratto di costa dove si va a pescare tutti i giorni; 3) l’esca – cioè le offerte, le promozioni e la comunicazione – ciò che si usa per attrarre un certo tipo di pesce; 4) l’attrezzatura, cioè la sala mostra; 5) poi le tecniche e l’abilità del pescatore – cioè l’addetto  in showroom – fanno il resto e questo aiuta a spiegarci perché certi pescatori siano abilissimi con certi tipi di pesci ma non sempre efficaci con certi altri.

Ma sorge un dubbio !

Se i pesci che prendiamo sono sempre dello stesso tipo e cominciano a scarseggiare è perché sono in tanti a pescarli oppure occorre rivedere i fattori che caratterizzano la nostra azienda ed i nostri collaboratori?

Ecco che è venuta fuori un’altra domanda “tosta”.

Se dovessimo tornare a parlare di management, fuor di metafora, cioè della capacità di rispondere efficacemente e tempestivamente agli scenari che stanno cambiando, potremmo dire che chi affronterà i prossimi periodi con nuove visioni della propria azienda e nuove prospettive avrà risultati migliori rispetto alla media ma soprattutto una reattività superiore a tutto ciò che sta cambiando nell’ambiente esterno.

Sprecare risorse economiche: gestione aziendale per tentativi

Di questi tempi per far bene è assolutamente necessario non sprecare le risorse economiche facendo ciò che tutti sarebbero in grado di fare, cioè una “gestione aziendale per tentativi”, provando ad intuito marchi, prodotti, venditori, campagne promozionali, box espositivi, etc.; insomma uno stile imprenditoriale buono per i periodi di mercato con forte domanda e abbondanti risorse a disposizione, ma che adesso è dannoso se non addirittura letale.

Cominciare da un check aiuta molto, in questo caso parlane con noi

Come primo passo per una gestione strategica e oculata, invece, si potrebbe cominciare con un check che permette di valutare con occhi diversi tre classi di risorse aziendali, cioè: 

a) tutte le caratteristiche delle risorse di cui già si dispone: spazi espositivi, addetti, comunicazione, media-planning, strumenti di vendita, servizi, know-how, strategie, collaborazioni esterne, relazioni, marketing, aziende partners, performance di vendita, area d’influenza, etc;

b) tutte le risorse che sono effettivamente necessarie e come acquisirle a costi contenuti; 

c) tutte le collaborazioni che permetterebbero di accedere “quasi a costo zero” alle altre risorse necessarie, perché da soli non si cresce.

Fermati un minuto e parlane con noi.

change management e assessment

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Passaggio Generazionale

Change Manager, Mentor ed Executive Coach.

Chi entra prima in Azienda? Il Mentor o il Change Manager? E l’Executive Coach come la pensa? La scelta del momento giusto per inserire il lavoro dell’uno o dell’altro dipende da una valutazione attenta delle esigenze dell’azienda e del nuovo leader. L’ideale sarebbe un approccio coordinato ed integrato, in cui Executive Coach, Mentor e Change Manager collaborano per garantire un passaggio generazionale fluido e ben controllato. Tuttavia non sempre è possibile nè utile.